Una delegazione dei parenti dei migranti tunisini scomparsi in Italia
Da sabato una delegazione composta da sei persone è arrivata dalla Tunisia in Italia. Sono i parenti di circa 200 ragazzi partiti a marzo su 4 imbarcazioni - il 1 marzo, il 14, e due barche il 29 - di cui si sono perse le tracce.
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La nave Kater I Rades trasformata in monumento all'umanità migrante
La triste vicenda della nave albanese "Kater I Rades" che, carica di migranti, fu vergognosamente affondata dalla Marina Militare italiana diventerà un monumento a coloro che ancora continuano a viaggiare.
La ferita è ancora aperta su tutte e due le sponde del Canale d’Otranto. Da una parte quella del lutto, dall’altra quella della colpa, entrambe ancora da rimarginare. Quando quella sera del 28 marzo del ’97, in acque internazionali, la Kater I Rades, la motovedetta albanese, venne speronata dalla Sibilla, una corvetta della Marina militare italiana, l’urto fu violentissimo. Le donne e i bambini erano corsi giù, in quello che doveva essere il riparo più sicuro, ma che divenne una trappola. 24 corpi non sono mai stati ritrovati. Ma i superstiti, 34, ne ricordano i volti, i nomi, hanno memoria lunga, raccontano quegli attimi, quella paura. Lo fanno su questo molo, dove sono arrivati per l’occasione. Lo hanno fatto nelle aule di tribunale, a Lecce, dove sono venuti ogni volta che si è tenuta un’udienza del lungo processo che si è chiuso tra la loro rabbia e la loro indignazione. Il 29 giugno 2011, alle due del mattino, la sentenza in secondo grado ha condannato a tre anni il pilota albanese della nave, Namik Xhaferi, e a due anni il comandante della Sibilla, Fabrizio Laudadio, per omicidio colposo, reato derubricato per lesioni colpose. In dibattimento, dalla pubblica accusa era stato anche chiesto che la Marina militare e lo Stato italiano fossero assolti perché “incolpevoli dello speronamento della nave albanese”. Una strage, per chi l’ha vissuta, per cui nessuno sta pagando abbastanza.
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230 tunisini arrivati in Italia e poi spariti
Il dossier sui giovani tunisini partiti nel marzo del 2011 per l'Italia e successivamente spariti occuperà le autorità italiane e tunisine per i prossimi mesi. I parenti dei desaparecidos chiedono notizie dei propri cari. Pare che i migranti siano riusciti a giungere in Italia, ma successivamente sono spariti nel nulla. Va ricordato che i cittadini provenienti dalla Tunisia hanno potuto godere di un permesso di soggiorno per motivi umanitari che regolarizzava la loro situazione per un periodo di 6 mesi.
Il 14 gennaio, una lettera è stata inviata ai Ministri degli Interni italiano e tunisino da parte del comitato di sostegno alle famiglie degli scomparsi al fine di attivare le autorità. Tuttavia ancora non vi è stata alcuna risposta.
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2011 anno record per i rifugiati giunti attraverso il Golfo di Aden
L'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) rende noto che durante l'anno 2011 il numero dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo giunti in Yemen attraverso il Mar Rosso ed il Golfo di Aden è aumentato del 100%. Gli etiopi sono il gruppo nazionale più numeroso, mentre prima del 2009 lo erano i somali.
