Quali soluzioni per i rifugiati dimenticati nel campo di Choucha?
Lunedì 14 maggio 2012
3.000 rifugiati vivono, o meglio sopravvivono nel campo di Choucha, in attesa da oltre un anno, lontano da tutto e da tutti. Oggi lanciano un appello perché si trovi una soluzione alla loro situazione.
Che si tratti di richiedenti asilo diniegati dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) o di rifugiati riconosciuti che non hanno ottenuto il reinsediamento in un altro paese,affermano che tornare nel loro paese di origine è impossibile. Restare in Tunisia da irregolari o andare in Libia sono le uniche opzioni che gli vengono prospettate nel breve termine.
Nel 2011, la Tunisia ha accolto centinaia di migliaia di persone, in parte nel campo di Choucha. Da allora gli arrivi sono cessati e i rifugiati sono stati dimenticati. 2.747 persone hanno ottenuto lo status di rifugiato, 273 sono state diniegate, 156 sono ancora in attesa della prima registrazione e altrettante richieste d’asilo sono pendenti. Cifre irrisorie di fronte al totale delle persone accolte nel 2011 dalla Tunisia e alle capacità di accoglienza di altri Stati.
I diniegati
Sono 273 ciadiani, sudanesi, nigeriani, ivoriani o etiopi. Denunciano il diniego, errori nella procedura e tempi molto lunghi e affermano di non poter tornare nei loro paesi di origine. Nessuno ha ricevuto una motivazione scritta del diniego. I ricorsi contro i dinieghi sono stati fatti, ma all’Acnur, la stessa istanza che ha rigettato le domande. Difficile affermare che ci sia una reale garanzia del diritto ad un ricorso effettivo.
Per l’Acnur, queste persone non rientrano più nel mandato dell’Alto commissariato. I diniegati non accettano, però, di tornare nei loro paesi di origine. Gli vengono prospettate due opzioni: restare da irregolari in Tunisia o andare in Libia, senza passaporto nella maggior parte dei casi. Soluzioni che non sono tali.
Rifugiati riconosciuti e non reinsediati
Anche parte dei rifugiati riconosciuti si trova nella stessa situazione. Lo status ottenuto non implica alcun diritto al reinsediamento e la Tunisia, in piena fase di transizione, non ha ancora una legge sul diritto d’asilo.
Il programma di reinsediamento dell’Acnur si è concluso il 1° dicembre 2011. 858 domande sono state accettate. 1.738 sono in attesa di risposta da parte di diversi Stati, 66 sono in corso. La maggior parte degli Stati impone criteri stringenti al reinsediamento. Gli Stati europei hanno accettato di accogliere un numero minimo di rifugiati riconosciuti. 193 persone hanno presentato domanda dopo la chiusura del programma e, per questo, non avranno mai diritto al reinsediamento.
Anche in questo caso, la domanda è “quali soluzioni”? Restare nel campo o irregolarmente in Tunisia fino all’eventuale approvazione di una legge sul diritto d’asilo nel 2013 o andare in Libia…
Verso un centro di detenzione?
L’assenza di soluzioni per queste persone determina la stabilizzazione di un campo che doveva essere provvisorio e induce a pensare che sia stato aperto proprio per “ospitare” rifugiati che nessuno vuole accogliere.
A marzo scorso, 74 somali imbarcatisi in Libia alla volta dell’Italia, sono stati intercettati dalla Marina tunisina e condotti a Choucha. Queste persone non erano mai transitate da Choucha, né dalla Tunisia. Simili pratiche fanno temere che il campo si trasformi in un centro di detenzione per stranieri.
Stiamo parlando di 3.000 persone scappate dal loro paese, poi dalla Libia in guerra e costrette a vivere da un anno in mezzo al deserto. Che sforzo rappresenterebbe l’accoglienza di qualche centinaio di rifugiati per gli Stati del nord? La paura di un “effetto richiamo” e la lotta contro l’immigrazione irregolare emergono chiaramente come le uniche priorità di questi Stati.
I rifugiati del campo di Choucha chiedono che si accelerino le procedure di reinsediamento in corso e che sia lanciato urgentemente un nuovo programma di reinsediamento che includa coloro che hanno ottenuto un rigetto della domanda e coloro che hanno presentato domanda dopo il 1° dicembre. Chiedono all’Acnur di riesaminare le domande d’asilo diniegate e fornire motivazioni scritte e precise dei dinieghi affinché il diritto di ricorso possa essere realmente esercitato.
Noi riaffermiamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno ai rifugiati di Choucha e chiediamo all’Acnur e agli Stati in grado di accogliere rifugiati di fare prova di solidarietà e volontà politica, al di là dei programmi di reinsediamento necessari, per proporre soluzioni praticabili. Restare in Tunisia da irregolari o tornare in Libia non sono soluzioni accettabili.
